Beppe Grillo fa la lista nera dei giornalisti

Beppe Grillo contro i giornalisti

di Sara Di Somma

Beppe Grillo va all’attacco della stampa e fa la black list dei giornalisti italiani, quelli che definisce faziosi e irrispettosi nei confronti del M5S, che – a suo dire – campano solo grazie ai finanziamenti all’editoria provenienti dallo Stato. A farne le spese è stata, per prima, Maria Novella Oppo, giornalista de “L’Unità” che, con tanto di foto in stile “wanted”, si è vista protagonista di un attacco mediatico del blog grillino, rea di aver diffamato il Movimento. Grillo prima riporta spezzoni di alcuni articoli infamanti della giornalista, poi le intima di trovarsi un nuovo lavoro perchè il M5S abolirà i finanziamenti pubblici all’editoria e la Oppo, che “non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti” si ritroverà ben presto senza lavoro. Non contento, a margine del post, chiede ai suoi adepti di segnalare i giornalisti che, scrivendo articoli “in stile Oppo”, criticano indebitamente il Movimento, per metter su una nuova rubrica del suo blog, dal titolo “Giornalista del giorno”.

Si tratta, in soldoni, di una lista nera che raccoglierà i giornalisti brutti, sporchi e cattivi. Cioè, quelli che provano a fare il proprio mestiere, esercitando il diritto di critica. Anche contro il M5S.
Le reazioni non si sono fatte attendere e, mentre giornalisti e parti politiche esprimevano la loro solidarietà alla Oppo, lo stesso Movimento si è diviso sull’attacco del boss alla stampa: i commenti al post di Grillo, infatti, vanno dal classico grillino “stampa venduta ai poteri” al cautelativo “evitiamo di essere aggressivi per non passare dalla parte del torto”, ma a stupire è stato certamente il senatore M5S Luis Alberto Orellana che si è pubblicamente dissociato dalle critiche di Beppe Grillo alla giornalista, critiche che sono valse all’ex comico l’appellativo di “fascista”.

La rubrica, ormai, complice la polemica è lanciatissima e, nella mattinata di ieri, è stato Francesco Merlo di Repubblica ad essere preso di mira, il giornalista che, in difesa della collega Oppo e della libertà di stampa, aveva scritto “è giusto ricordare che gli ultimi elenchi di giornalisti, le ultime schedature di ‘obiettivi sensibili’, le hanno fatte in Italia quelli che poi, dopo qualche anno, aspettarono in via Solferino Walter Tobagi. E, a ritroso i camorristi che inseguirono la Mehari di Giancarlo Siani e i mafiosi che pedinarono Pippo Fava sino alla sede del teatro stabile di Catania. E’ vero che Grillo non è ancora terrorista né camorrista né mafioso. Sempre più però il suo codice di violenza, i suoi roghi, le sue scomuniche, i suoi avvertimenti, i suoi manganelli foscamente rimandano alla ‘sgrammatica’ dei terroristi, dei camorristi, dei mafiosi. Parole forti, che non hanno evidentemente fatto piacere al rappresentate in capo del Movimento che, questa volta, ha almeno omesso la foto del giornalista colpevole di diffamazione.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha definito la rubrica di Grillo la “versione 2.0 dei pestaggi di un tempo”, definendo “preoccupante e pericoloso stilare liste di proscrizione dei giornalisti sgraditi e sottoporli alla gogna digitale”: del resto, l’atteggiamento grillino di rendere nemico pubblico ogni giornalista contrario alle idee, alle azioni, alle proposte del proprio Movimento, non è del tutto nuovo in Italia. Forza Italia, che qualche giorno fa difendeva a spada tratta la Oppo, l’accusava nel 2005 di fomentare nell’opinione pubblica “intolleranza, odio, addirittura razzismo verso il demonio Berlusconi” e certamente nessuno ha dimenticato la vicenda di Santoro, Luttazzi e Biagi, giornalisti allontanati dalla televisione di Stato perchè accusati, sempre da Berlusconi & co., di favorire faziosamente la sinistra nel corso dei loro programmi televisivi.

Quello di Grillo, insomma, pare essere un meccanismo già visto, ma che continua ad affascinare l’opinione pubblica che si indigna, si divide, si ribella, prendendo parte alla polemica che coinvolge il giornalista di turno. Perchè è vero che, in alcuni casi, i finanziamenti pubblici all’editoria sono uno spreco che rimpingua le casse di giornali che tutto fanno meno che informare, ma definire scomodi i giornalisti solo perchè critici del proprio partito/movimento certamente non risponde alla linea di democrazia che il M5S dice di professare.

 

 

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