Bagnoli: nuovo sequestro dell’area Italsider ma vecchi interrogativi

Stamane un nuovo sequestro per l’area ex-Italsider di Bagnoli. I vecchi interrogativi rimangono, soprattutto quando il caso Città della Scienza e Bagnoli futura diviene l’elemento per capire chi è Renzi e dove vuole andare il nuovo capitalismo italiano.

Dopo le sospensioni di luglio in seguito ai desideri di Matteo Renzi di mettere le mani su Bagnoli, questa mattina i militari dell’Arma dei carabinieri del Comando provinciale ha iniziato a porre i sigilli all’area ex-Italsider di Bagnoli. I carabinieri stanno eseguendo ciò che un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli ha provveduto ad emanare, in seguito allo sviluppo delle indagini sulla mancata bonifica e il fallimento di Bagnolifutura.

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha deciso di porre nuovamente i sigilli dopo aver accolto il ricorso della Procura della Repubblica. Quest’ultima chiedeva il ripristino del sequestro dopo la sospensione di luglio e l’intromissione del potere esecutivo in quello giudiziario. Il pm Stefania Buda  e i procuratori aggiunti Nunzio Fragliasso e Alfonso D’Avino, curatori e coordinatori delle indagini, sottolineano come le operazioni di bonifica vanno effettuate dal curatore fallimentare della Società Bagnolifutura.

Ricordiamo al lettore come la fitta trama degli eventi che ha portato al dissequestro e al nuovo sequestro di Bagnolifutura è il crocevia di un fiume di soldi (soprattutto denaro pubblico deviato), il fulcro di diatribe comunali, regionali e nazionali, strettamente dipendenti dall’ormai spudorato ed esplicito interesse da parte del governo nazionale (e del suo ennesimo leader tecnico) di coordinare un ricco affare da centinaia di milioni di euro.

In più Bagnolifutura è solo un punto nodale tra tanti, a sua volta coinvolta nella questione Città della Scienza e nelle manovre imprenditoriali che coinvolgono tutti quelli che dopo Berlusconi ritornano a respirare.  All’affare Bagnolifutura è legato a Città della Scienza, il cui introito per il solo architetto che dovrà riprogettare il nuovo Science Centre frutterà 991.720 euro di profitto; per non parlare dei milioni di metri cubi di cemento che ricopriranno Bagnoli e di cui solo quest’ultimo ne conterà 68.000 per 11,5 metri di altezza.

La Fondazione onlus Idis, il soggetto giuridico che gestisce i fondi del Polo di ricerca e divulgazione delle scienze esatte di Bagnoli, ha un buco finanziario enorme, occultato solo da un incendio, una serie di ideologiche chiacchiere mediatiche e dai finanziamenti che nel frattempo, da dopo l’incendio, sono giunti da Roma. L’inchiesta condotta sull’incendio doloso di Città della scienza, condotta dai pm Del Prete e Teresi si interroga, ancora, sugli esperti esecutori, sui mandanti eccellenti e sul perché dell’incendio, prima “W” in assoluto e la sola essenziale per comprendere il resto della brutta e oscura faccenda.

Chi è che ci guadagna da questi eventi? Chi avrebbe avuto la capacità finanziaria e logistica per mettere in scena questo spettacolo mediatico e, soprattutto, chi avrebbe potuto contare su amicizie influenti da Roma come quelle del primo ministro in carica? La Camorra? Folli solitari? O il capitalismo oggi di moda e la burocrazia compiacente?

Capire la questione di Bagnolifutura, Città della scienza e la propaganda politica del PD è un tassello importante per la comprensione di una parte importante della situazione attuale nazionale e, soprattutto, per carpire quali sviluppi futuri afferreranno l’Italia della Crisi di cui bagnoli e Napoli ne rimane un laboratorio importante.