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Andrea Camilleri: ci lascia il papà di Montalbano

Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano.

Così rispondeva Camilleri quando gli chiedevano perché non fosse ancora andato in pensione alla sua età. E, in effetti, Andrea Camilleri ha portato avanti la sua arte finché ha potuto. Fino al suo ricovero in ospedale, dopo un arresto cardiorespiratorio, lo scorso 17 giugno. Ci ha lasciato oggi alle 8,20 del 17 luglio, a 93 anni, all’Ospedale Santo Spirito Santo di Roma. La camera ardente potrebbe essere allestita nella sede Rai della capitale.

Addio al padre di Montalbano

Andrea Calogero Camilleri è nato il 6 settembre del 1925 a Porto Empedocle, ad Agrigento, dove oggi la sindaca Ida Carmina ha proclamato lutto cittadino. Camilleri fu scrittore, sceneggiatore, regista e insegnante d’italiano e di regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica.

Nel 1994 ha dato vita ad uno dei casi editoriali più importanti degli ultimi vent’anni con il commissario Montalbano, comparso per la prima volta nel romanzo “La forma dell’acqua“. Pochi anni dopo. nel 1998, il commissario Montalbano è stato interpretato da Luca Zingaretti in una serie tv famosissima, diventata presto un fenomeno.

Andrea Camilleri, artista instancabile

Nemmeno la cecità che lo affliggeva da qualche tempo ha mai fermato Camilleri, tanto che ha continuato a scrivere le sue storie con l’aiuto della sua assistente Valentina Alferj, alla quale dettava i suoi racconti. Il malore che lo ha portato alla morte è sopraggiunto mentre si preparava ad uno spettacolo che si sarebbe tenuto lo scorso 15 luglio alle Terme di Caracalla, con il suo “Autodifesa di Caino“.

Dalla mattina del 17 giugno, quando è stato ricoverato in condizioni critiche, Camilleri non ha più ripreso conoscenza e la sua condizione è andata sempre peggiorando, tanto che il 21 giugno i medici hanno interrotto i bollettini sulla sua salute. L’artista è stato fino all’ultimo circondato dall’affetto di sua moglie e delle sue tre figlie.

Il cordoglio del web per Andrea Camilleri

La morte di Camilleri ha sicuramente toccato le corde di tutti, e tante sono le parole di cordoglio di personaggi della cultura e della televisione. Tra tutti Luca Zingaretti che ha voluto salutare lo scrittore con un messaggio su Instagram.

E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato. Nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all’ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare.
E invece è arrivato il momento di ricordare. Di cercare le parole per spiegare chi sarà per sempre per me Andrea Camilleri. Un Maestro prima di tutto, un uomo fedele al suo pensiero sempre leale, sempre dalla parte della verita’ che ha raccontato tutti noi e il nostro paese.
Mancherai. È inevitabile, è doveroso. Per la tua statura artistica, culturale, intellettuale e soprattutto umana.
Le tue parole resteranno sempre con la stessa semplicità e con l’immensa generosità e saggezza con cui le hai condivise, da mente libera e superba quale sei.
Ma soprattutto mancherai a me perché in tutti questi anni meravigliosi in cui ho incrociato la mia vita con quella del commissario, mi sei stato amico. Ho avuto la strana sensazione che bastasse un tuo tratto di penna a cambiare la mia vita.
Ho vissuto accanto a te, nel tuo mondo, quello che avevi creato, quello che ti apparteneva perché uno scrittore non può che riportare se stesso nelle cose che scrive. E ho imparato tantissimo. Il rispetto per le persone, tutte, per se stessi, e per le persone deboli. Perchè il tuo commissario è così che la pensa.
A volerti bene no. Quello già sapevo farlo dai tempi dell’accademia, quando non ci trattavi da allievi, ma piuttosto da colleghi. Ho imparato che il valore delle persone non c’entra nulla con quello che guadagnano, con le posizioni che ricoprono, con i titoli che adornano il loro cognome: le persone si valutano per quello che sono.
Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, “Montalbano sono!” dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l’occhiolino in segno di intesa, come l’ultima volta che ci siamo visti a Siracusa.
Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve! Tuo Luca”

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