Il caso Forti: innocente o colpevole?

Prima puntata: il sogno che diventa incubo

Negli ultimi mesi si è tornato a parlare con una certa insistenza di un inquietante caso di cronaca che sembrava sepolto nei meandri di una memoria ormai sopita nell’oblio più profondo. La eco della storia di un italiano, che da 12 anni sconta in una prigione di massima sicurezza, una condanna all’ergastolo, la vicenda di un campione di wind surf, che nel giro di pochi anni ha visto quello che sembrava un sogno, trasformarsi in un incubo senza fine: Enrico Forti detto “Chico”.

Chico è stato condannato come istigatore dell’omicidio di Dale Pike, in dubbie circostanze.

In un turbinio di strane coincidenze, in cui in un mix esplosivo si mescolano la storia di Gianni Versace e del suo omicidio, il presunto suicidio di Andrew Cunanan, il suo carnefice e storie di denaro e complotti, si consuma la sua vicenda.

Da allora un impetuoso movimento di opinione si è fatto strada attraverso le contorte vie della politica e dell’universo mediatico e personaggi del calibro di Fiorello, Jovanotti, Red Ronnie e Roberta Bruzzone si sono schierati in favore delle tesi di innocenza di Chico.

Abbiamo intervistato in scollegamento da Miami, Roberto Fodde, uno dei più cari amici di Forti, il quale, in un appassionata dissertazione, ha evidenziato le ragioni che vorrebbero Chico vittima di un complotto internazionale.

Skype non ha consentito sempre un’eccelsa qualità video e audio, ma il contenuto dell’intervista è risultato avvincente e pieno di sorprese. Nella prima puntata il ritratto del Chico “imprenditore” e la presentazione di Thomas Knott, truffatore tedesco e figura chiave nel “caso Forti”.

di Paolo Izzo

Nella seconda puntata:

L’omicidio di Dale Pike; Roberta Bruzzone e il report che sgretola la sentenza di colpevolezza; le origini di un complotto.

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